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Relazione morale del Presidente uscente Losi Patrizio PDF Stampa E-mail
Giovedì 21 Novembre 2019 15:25

Relazione morale del Presidente uscente Losi Patrizio al XVII congresso nazionale FIRCB Santa Margherita Ligure 18 Novembre 2019

Siamo una federazione in continuo Movimento, come lo era la nave Elettra dove Guglielmo Marconi metteva a punto la sua fantastica invenzione

Il Triennio che si conclude ora, con il nostro XVII congresso, ha visto FIRCB crescere e lavorare sempre di più nell’ambito Nazionale.

Siamo intervenuti nei disastri che la nostra Italia purtroppo ci ha spesso costretto ad affrontare. Una presenza SPECIALISTICA che ha ottenuto un riscontro positivo dalle Istituzioni con il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile in Primis.

Anche il nostro lavoro quotidiano e territoriale cresce, siamo sempre più presenti sul territorio con una continua richiesta di ammissione da parte di nuove Associazioni in tutto il territorio nazionale. Questo è senz’altro l’effetto della nostra sempre più ampia presenza sui tavoli istituzionali locali e nazionali e anche del piccolo miglioramento della nostra capacità di comunicare l’appartenenza alla federazione mettendo sempre più spesso in evidenza il nostro logo che è la stilizzazione della prima antenna radio che tutti noi “anziani” abbiamo imparato ad usare “La Ground Plane GP”.

Ma tutti i nostri sforzi come si sono realmente concretizzati? è vero che vi sono nuove associazioni ma è altrettanto vero che ci sono anche alcune associazioni storiche che in questi tre anni ci hanno lasciato!

Intanto è importante rimarcare che queste associazioni non ci hanno lasciato per approdare in altre federazioni, ma hanno purtroppo chiuso completamente l’attività.

Ecco, … la riflessione è legata alla perdita effettiva di volontari per il sistema nazionale del volontariato di protezione civile.  Il saldo totale è positivo ma l’analisi delle motivazioni ci potrà sicuramente aiutare per evitare che nel futuro si ripetano questi abbandoni.

La nostra colonna mobile è sempre più performante e, non posso non ricordare a tutti noi, che il Dipartimento di protezione civile considera alcuni dei nostri team come punto di riferimento per tutte le altre colonne mobili e questo è sicuramente dovuto alla maniacale attenzione che abbiamo avuto per la formazione dei nostri volontari e anche dei nostri quadri ma nulla avremmo potuto fare se il Dipartimento non ci avesse finanziato i nostri progetti.

Oggi possiamo orgogliosamente dire che FIRCB ha una colonna mobile nazionale in grado di allestire repentinamente ed in maniera modulare un sistema di collegamenti radio alternativi, un discreto numero di operatori radio con Brevetto C da schierare nelle sale operative di una zona di emergenza e il modulo assistenza popolazione “250” che con le opportune integrazioni del DPC è pronto, funzionante e con personale di pronta partenza. È proprio in questo modulo che esiste il “team Cucina” che, sia come struttura che come volontari, è definita dai NAS come il modello da seguire per la ristorazione di emergenza.

Ma nonostante tutte queste attività ormai consolidate, le ultime attivazioni da parte del DPC sono state per fronteggiare quello che viene definito il rischio più frequente: il rischio idrogeologico. Genova 2016, Livorno 2017, Brescello 2017 e Belluno 2018. Tutti interventi fatti grazie alla disponibilità di attrezzature specifiche di proprietà delle nostre associazioni, esattamente come abbiamo fatto nel terremoto dell’Umbria 1997, a Sarno nel 1999 e per ultimo il terremoto dell’Aquila 2009.   In quei tempi ogni settimana si perdeva un giorno intero per il cambio turno, perché ognuno aveva portato la sua personale attrezzatura, ragione per cui bisognava smontare e rimontare ecc. ecc. e oltre al tempo perso per questo assurdo cambio, non avevamo una continuità degna di una associazione nazionale. E di questa situazione se ne rendevano conti i nostri utenti ovvero i COM i COC e i campi perché spesso ci facevano domande tipo: “ma perché la settimana scorsa riuscivo a parlare bene con il campo di Colfiorito e oggi invece non si sente niente?” … questa è stata la nostra prima sfida: far comprare alla FIRCB Nazionale le attrezzature che fossero di TUTTI in modo da minimizzare i cambi turno e garantire una continuità operativa al medesimo livello. La sfida si chiamò RADIO TASK FORCE e oggi è il vero fiore all’occhiello di FIRCB e lo dimostrano gli interventi ad Amatrice subito dopo le terribili scosse, lo dimostra l’attività durata quasi sei mesi nella DICOMAC di Rieti (solo due associazioni sono state chiamate dal DPC per un intervento così lungo, noi e LARES Laureati esperti in protezione civile).

Per non parlare delle due esercitazioni internazionali NEIFLEX e CAMPI FLEGREI dove il nostro team radio ha lavorato per giorni con il DPC fungendo da capofila per il progetto WIDE AREA.

Ecco che possiamo dire che la sfida accettata nel primo congresso a Martina Franca 2010,  di iniziare a costituire un patrimonio di attrezzature, oltre che di competenze, ci ha portato dove ora siamo!

Da allora di sfide ve ne ho lanciate molte e, devo ammettere, che siete anche stati bravi prima ad accettarle ma soprattutto nel portarle a termine dimostrando che i nostri volontari sono sempre di più motivati dalle difficoltà delle cose che non dalla normale routine.

Oggi credo sia giunto il momento di una nuova sfida: allestiamo un modulo nazionale per la lotta ai rischi idrogeologici?

Uno, due o di più dipenderà da cosa vorremo fare e anche da come il DPC ci supporterà in questa idea; intanto, ho detto prima, che gli ultimi quattro interventi reali richiesti da DPC sono andati in questa direzione, per cui è ragionevole pensare che il DPC sia assolutamente d’accordo su questa scelta e da parte nostra credo che sia una sfida accettabile. Dovremo predisporre un progetto complesso che, oltre alle attrezzature da comprare, preveda la formazione dei volontari e la costruzione delle nostre strutture di team per la pronta reperibilità dei volontari e tutto quello che servirà per dare pienezza di competenze al nostro modulo.  Dalle nostre esperienze sappiamo che questa attività, vista in chiave nazionale, ha un respiro breve, ovvero 4/5 volontari con attrezzature idonee per due o tre giorni. Le risorse sono veramente poche da usare, ma penso veramente che valga la pena di accettare questa sfida sia per il prestigio della nostra associazione nazionale che per la nostra bella Italia.

È indubbio che il problema idrogeologico oggi è divenuto un rischio locale particolarmente temuto per la fragilità dei nostri territori, per il cambiamento climatico, per un'urbanizzazione spesso disarticolata e spesso per l'inadeguatezza, se non addirittura la mancanza, dei Piani Comunali di Protezione Civile. Le prospettive al proposito non sono rosee. La federazione, attraverso le sue associazioni locali, già da risposte rapide per le radiocomunicazioni alternative ma spesso anche con attrezzature specifiche e di conseguenza formazione idonea a contrastare le esondazioni di piccoli corsi e per le successive opere di mitigazione del danno con le motopompe e alla fine anche rimboccandosi le maniche per spalare il fango dagli edifici pubblici e strategici. Per cui siamo sicuramente pronti anche per il modulo IDRO !!

Ma oggi siamo a congresso anche per completare la sfida che l’epopea della riforma del terzo settore, che tutti voi ben conoscete,  ci ha lanciato: dobbiamo modificare il nostro statuto secondo quanto stabilito da questa riforma, peraltro non ancora conclusa, in quanto mancano ancora tantissimi decreti attuativi e per ultimo il famigerato RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) dove dovranno confluire tutti gli albi e registri  delle varie tipologie di associazioni che oggi esistono in Italia.

Durante il mio discorso avrete notato come sto ripetendo continuamente il termine Sfida perché in passato siamo stati costretti a interpretare le nostre scelte azzardate come vere e proprie sfide e oggi siamo di fronte a diverse situazioni che necessitano un approccio propositivo, una reazione positiva che metta in campo tutte le nostre forze come una vera sfida..

Il tema del Congresso è molto significativo perché racchiude in uno slogan sintetico la Sfida del futuro senza dimenticare la nostra origine con il valore del nostro vero ed unico capitale sociale, I NOSTRI VOLONTARI.

Questo congresso, come voi tutti sapete, avviene in un momento difficile per il nostro paese; la cosiddetta crisi economica che ha messo in ginocchio interi settori della nostra economia non ha certo lasciato immune il settore della protezione civile e men che meno il volontariato, che notoriamente vive sulle piccole offerte che privati cittadini e le imprese fanno alle nostre organizzazioni. Molte nostre associazioni sono al limite della sopravvivenza a causa sia delle drammatiche riduzioni delle offerte dei privati, ma risentono anche dalle difficoltà che molti Comuni e Province hanno nel sottoscrivere convenzioni per le attività classiche di supporto nell’ambito della protezione civile.

Il patto di stabilità sembra impedire, ad alcune amministrazioni, di erogare anche solo qualche centinaia di euro per avere la collaborazione di un’associazione FIRCB che oltre alla professionalità locale può attingere alla esperienza complessiva di una Federazione Nazionale.  Anzi in alcuni casi si osserva un tentativo malcelato di inglobare le nostre associazioni e il nostro capitale sociale (i volontari) nei gruppi comunali per averne il controllo totale.

A differenza dei volontari dei gruppi comunali noi pensiamo che un sistema locale in cui i volontari hanno potere decisionale e sono resi responsabili diretti della qualità dei loro interventi, è in grado di produrre il necessario coinvolgimento delle organizzazioni e delle Istituzioni pubbliche per favorire la trasmissione di un sistema di valori alternativo nella società, che riesce a contaminare in modo efficace la coesione sociale in quel territorio.

In questo discorso spero di non tediarvi, ma di essere un facilitatore nel mettere sul tavolo le questioni che dovranno essere trattate nel corso di questo Congresso, una serie di SFIDE che dovranno essere colte:

- Statuto conforme al dettato del codice del terzo settore D.Lgs 117,

- Nuove tecnologie per favorire le comunicazioni e la condivisione delle informazioni fra i soci delle nostre associazioni, anche pensando a sistemi gestionali automatizzati, che vengono impropriamente chiamati  INTELLIGENZA ARTIFICIALE

- Telecomunicazioni a “tutto tondo” ovvero sia in attività di prevenzione strutturale, in attività di gestione del soccorso immediato e anche per quelle attività post emergenza per completare la rete delle comunicazioni che i gestori sicuramente riattiveranno.

- Formazione, ciclo della formazione e formazione permanente.

- Rischio idrogeologico, azioni per implementare la risposta all’emergenza da parte della struttura nazionale.

Non riprenderò tutti gli aspetti già trattati nelle commissioni Precongressuali, a cui rimando le trattazioni oggi pomeriggio quando ci riuniremo nelle stanze delle commissioni, ma mi soffermerò sugli aspetti più generali e sulle tante criticità che, come cittadini attivi, verifichiamo ogni giorno e che  ci stimolano a rilanciarle all’interno delle nostre associazioni per cercare, come sempre abbiamo fatto, delle soluzioni per praticare la solidarietà, nota identificativa del nostro essere FIRCB.

Le comunicazioni radio liberalizzate grazie proprio alle azioni dei nostri fondatori rappresentano il nostro modo di essere e di approcciare alla vita quotidiana di ognuno di noi.  Comunicare con gli altri, con o senza radio è il primo ponte che noi individui gettiamo per diventare comunità e la radio permette di agevolare questo compito perché dietro ad una radio siamo tutti uguali, ricchi poveri, bianchi neri, normodotati e non..., da questo ponte di solidarietà agli aiuti concreti il passo è breve.

Ma l’attività di emergenza non può essere l’unica che le nostre associazioni svolgono, anche se rappresenta tuttora l’attività principale. Fin dalle loro origini le nostre associazioni rappresentano infatti importanti antenne sul territorio capaci di intercettare i bisogni dei cittadini e di intervenire per cercare di rimuoverne le cause. La SFIDA per le Associazioni e per FIRCB sarà quindi quella di esercitare la propria missione anche attraverso nuove attività e modalità.

La federazione sarà il luogo dove il futuro si affronta attraverso la consapevolezza del presente. La nostra intelligenza sarà la capacità di adattarsi al cambiamento che i tempi moderni ci impongono.

Quella di FIRCB è una storia lunga ed interessante che è opportuno ricordare, non solo per la memoria del passato, ma soprattutto per essere la base per nuovi stimoli e verificare come poter continuare ad essere attori attivi nel futuro. Nella storia di ogni nostra associazione federata si riconosce il valore di riferimento di FIRCB: Uguaglianza fra tutti  e fraterno aiuto senza se e senza ma.

Ecco i valori per  caratterizzare l’identità di un’associazione che si riconosce nella nostra federazione.

La formazione, un’altra SFIDA, deve essere vista come un percorso strategico per lo sviluppo individuale e delle nostre associazioni: “se in riva al fiume vedi qualcuno che ha fame non regalargli un pesce ma insegnagli a pescare” dice un proverbio popolare di probabile origine cinese, ancora oggi valido. La formazione sta assumendo un carattere sempre più importante in un contesto come quello attuale, nel quale sono richieste competenze sempre più professionali, capacità e attitudini specifiche in ogni ambito. L’affinamento delle capacità, nonché lo sviluppo e la qualificazione delle competenze, sono esigenze particolarmente sentite dalle associazioni che aspirano al mantenimento ed al miglioramento della propria capacità operativa. Indispensabile quindi, rispondere a tali bisogni tramite la promozione e la realizzazione di corsi, seminari, convegni ed altri servizi finalizzati alla formazione, all’aggiornamento e al perfezionamento di tutti gli operatori coinvolti nelle attività operative svolte dalle nostre associazioni. L’acquisizione di nuove competenze, come ad esempio il rischio idrogeologico (skills), da parte del nostro vero capitale sociale, i volontari e tutte le persone che aderiscono al nostro movimento, diventa oggi una leva strategica, un vantaggio indispensabile per fronteggiare con competenze e capacità le nuove sfide che le nostre associazioni dovranno affrontare in futuro. La formazione rappresenta quindi lo strumento strategico per la crescita dell’organizzazione. Significa avere neo-associati con le giuste conoscenze e capaci, sin dall’inizio del loro coinvolgimento, di integrarsi con tutto il Movimento.

Abbiamo anche dimostrato grande capacità nella formazione per tutti i volontari con il modello della cascata formativa e nello sviluppo di politiche per la prevenzione dai rischi. Una SFIDA per questo settore sarà una riorganizzazione dell’organigramma dell’ufficio formazione per rendere il sistema più efficiente e più efficace e in tal senso già ci sono delle proposte.

Una grande attenzione dovrà essere dedicata alla formazione per i nostri dirigenti che sono posti oggi di fronte a problematiche complesse e a grandi responsabilità. Per questo la formazione si pone come obiettivo quello di trasferire e adeguare le competenze richieste dall’organizzazione ai neo-associati e in generale a tutti i soci dell’associazione. Siamo tutti chiamati ad un processo di crescita personale.

Formare significa far apprendere concetti, metodologie, strumenti e abilità nel fare, promuovere cambiamenti e ottenere dalle persone comportamenti in sintonia con i propri valori e con il sistema di cui fanno parte, in primis con l’organizzazione a cui aderiscono. Tutto questo è “capacity building”, costruzione delle capacità. Questa espressione racchiude la SFIDA complessiva che dobbiamo affrontare sia individualmente, come volontari e dirigenti, che come Movimento, per rendere sempre più incisiva la nostra presenza nelle comunità.

Monitoraggio, verifica e controllo, un ruolo che come federazione nazionale, alla luce del nuovo Codice del Terzo settore, ci dovremo sobbarcare in modo ancor più strutturato di quanto sin ora abbiamo già svolto verso le nostre associate. Trasparenza e correttezza dovranno essere il marchio distintivo di FIRCB e di tutte le sue Associate. Solo così si potrà andare a testa alta nelle nostre comunità e nelle Istituzioni per offrire il nostro capitale sociale al servizio del Paese.

Punto, come da sempre, dolente le pubbliche relazioni, l’immagine e i grandi eventi. La vera SFIDA è quella di realizzare un sistema che rappresenti un concerto nel quale tutti i musicisti, dal volontario all’associazione, fino al consiglio regionale e alle strutture nazionali, lavorino sinergicamente per portare in alto i valori e l’immagine della FIR CB.

È importante coltivare le relazioni tra le associate, superando gli egoismi di settore e immaginando FIR CB come una piattaforma collaborativa nella quale condividere una mission.

FIRCB deve aggiungersi alle associazioni e non sostituirsi, in una relazione virtuosa tra soci e federazione capace di creare valore aggiunto.

In alternativa correremmo il rischio di essere solo una sorta di condominio e non una comunità. È necessario rilanciare un progetto dove ogni nodo della rete condivide attività e metodologie per poter costruire qualcosa di utile per tutti.

Le associate devono chiedersi: perché abbiamo voluto partecipare a questa rete? Cosa posso fare per farla funzionare al meglio? Cosa siamo disponibili a condividere?

È necessario condividere e comunicare la nostra visione del futuro per non essere un’organizzazione che invecchia e si stagna nel quotidiano, schiacciati nella realizzazione dei servizi di assistenza alle feste  per pochi euro e nel rispondere ai bisogni del contingente immediato senza nessuna visione strategica per il futuro.

Le associazioni federate, devono ritrovare la loro vocazione originaria, ovvero la capacità di essere antenna sociale in grado di intercettare i bisogni sociali, vecchi e soprattutto nuovi. Le associazioni tendono ad identificarsi con le attività in cui esse sono concretamente impegnate e fanno fatica a prendere coscienza della complessità dei bisogni del territorio. Si coglie una fragilità della nostra dimensione politica proprio nella tendenza alla monosettorialità.

Una SFIDA per il futuro è legata alla capacità della nostra federazione, nell’ambito delle relazioni con l’esterno, di trovare alleanze con altre entità, con aperture verso altre associazioni e altri ETS per evitare la ghettizzazione. Partendo dalla nostra presenza nel comitato nazionale del volontariato di protezione civile, è opportuno individuare altri contenitori politici e di coordinamento, come le consulte territoriali i comitati di coordinamento o altre forme di aggregazione, con i quali condividere istanze, collaborazioni e permettere di consolidare una strategia politica. L’obiettivo è quello di far comprendere alla nuova classe dirigente politica che si sta piano piano insediando chi siamo, cosa rappresentano le associazioni federate e, soprattutto, cosa possono offrire al Paese, superando la superficialità con la quale ultimamente è stato trattato il volontariato organizzato.

In questo XVII Congresso nazionale i delegati dovranno confrontarsi sul ruolo che il nostro Movimento vuole avere, sulle attività che vorrà svolgere di fronte al quadro socio-politico attuale. Ci dovremo concentrare sulle criticità e sulle problematiche sociali che, come cittadini, incontriamo nella vita di ogni giorno e che, come volontari di un’organizzazione storica e strutturata come FIR CB, vogliamo affrontare non solo in termini pratici ma anche culturali. Tutto questo per accrescere la consapevolezza e la cittadinanza attiva che è il vero obiettivo di FIR CB.

Credo di poter dire che il lavoro svolto è stato tanto e tanto c’è ancora da fare, ma la federazione, che mettiamo in mano alla classe dirigente che il Congresso determinerà, è in salute e di fronte alle tante SFIDE che ho tratteggiato, potrà porsi a testa alta.

Buona strada a tutti e viva la FIRCB!

Patrizio Losi

 
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